About

In parole squattrinate, sono una ragazzina che i più confondono per signora: no, non ho rughe; sì, sono una nostalgica e ricalco modi di fare arcaici.

Studentessa in Medicina Veterinaria, arrivo felicemente al mio fuoricorso aderendo alla Federazione Italiana Cuochi e pasticciando tra le cucine dei ristoranti Toscani. Ma la passione per la scienza non mi rende la possibilità di posare definitivamente il bisturi per il mestolo. E’ qui che, come una Dea indù, mi spunta un braccio aggiuntivo col quale afferro la macchina fotografica.

Un ritratto ha sempre uno sfondo ambientativo: trascorro la minore età in Basilicata, tra i monti, per arrivare e fermarmi a Pisa, mantenendo l’imprinting montano con ricorrenti tentativi di fuga verso la Garfagnana.

Passiamo alla tavolozza dei colori: mi viene subito da suggerirvi di saturare il mio disegnino dei toni del verde, in una sublime eroticità panica. In realtà sono talmente tanto avida di empirismo da schiacciare il naso contro ogni superficie colorata. Potete figurarvi la risultante: macchie di grigio ovunque la mia curiosità si è accovacciata. Sovrapponetevi pure il Greyface dei Discordiani, se vi pare. E’ in questa lotta panteica che i miei sensi acquistano superpoteri direttamente dal divino. La vecchia storia del microcosmo specchio del macrocosmo e bla bla bla. Insomma, quando assaggio una maionnaise è come se utilizzassi una percentuale infinitesimale della lingua cosmica. Va bene, sono una megalomane a credere di apportare una componente di esperienza tramite i miei sensi al megaomuncolo galattico. Ma è una goduria sorprendermi ad immaginare di assecondare Il Gusto (quello divino o generale che vogliate; personificato, insomma) e magari di levigarne o appuntirne gli angoli.

Procedo per tentativi che in realtà sono dei movimenti dettati interamente dalle leggi probabilistiche; esattamente le stesse cui è sottoposto il rimescolamento di un mazzo di carte. O di padelle.

Immaginatemi come una cartomante che sfrutta le direzioni dell’energia cosmica per intavolare i suoi tarocchi. Dovete soltanto fare lo sforzo di sostituire il cartaceo con il metallico e di cogliermi nell’atto di impilare l’una sull’altra, a mò di castello, le padelle nella mia lugubre cucina da laboratorista vittoriano; tra macchine galvaniche e disegni alchemici.

Se l'ombre nostre v'han dato offesa,
Voi fate conto v'abbian colto
Queste visioni così a sorpresa,
Mentr'erravate in preda al sonno;
In lieve sonno sopiti, ed era
Ogni visione vaga chimera.
Non ci dovete rimproverare
Se vana e sciocca sembrò la storia;
Ne andrà dissolta ogni memoria,
Come di nebbia se il sole appare;
Se ci accordate vostra clemenza,
Gentile pubblico, faremo ammenda.
E com'è vero ch'io son folletto
Onesto e semplice,
sincero e schietto,
Se pure ho colpe, non mai ho avuta
Lingua di serpe falsa e forcuta;
Pago l'ammenda senza ritardo,
O mi direte che son bugiardo.
Ora vi auguro sogni felici,
Se sia ben vero che siamo amici,
E ad applauso tutti vi esorto,
Poiché ho promesso che ad ogni torto
A voi causato per inesperienza,
Gentile pubblico, faremo ammenda."

 


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