dipartita d’inizio

Privilegio concesso dall’ impiattare un blog a pochi giorni da Natale è quello di avere una scusa universalmente giustificata per atteggiarsi a vipblogger impegnato. Vi sto dicendo che tolgo le tende dalla mia postazione di stecchi e sterco per qualche giorno e carico il mio ciuco alla volta di Londra.

Riponete in rapido modo, nel cassetto delle realtà parallele, l’istantanea della Padellina che festeggia il Natale in Covent Garden sorseggiando champagne. Preferisco i brut italiani e le cene in famiglia.

Passando alle nostre adorate tecniche divinatorie, vi illustro il tracciato che ha scarabocchiato il mio pendolo oggi.

Il percorso narrativo della pietanza ha trovato i suoi ingredienti di incipit nel Sole che rifletteva sui tetti pisani innevati.  Appesantito dalla bianca violenza, il bouquet selvaggio nei vasi della vicina mi ha bisbigliato, in una nuvoletta di fumo degna del Brucaliffo, dei limitrofi terrazzi liguri  soffocati di basilico. Pochi oli essenziali quanto quello che si eterizza dal pesto hanno l’abilità di inscenarmi l’estate sul palato.  Pur essendo una nostalgica castellana, non rinuncerei per nulla  in questo aspetto dimensionale ad onorare la ciclicità delle stagioni.

Il fabbisogno energetico d’inverno aumenta a causa del dispendio omeostatico che noi bestioni a sangue caldo operiamo.

Hardcore calorico, quindi, che mette a tecere il solito tronfio atteggiamento  regale della carta della freschezza (metileugenolo acchetati!) tra i miei tarocchingredienti.

Sono solita apportare la sopracitata sacralità alle stagioni fredde (guardaCASO)  con zuppe e minestre particolarmente abbondanti in tuberi.

Scelto il porro, il patteggiamento si è concluso:

SPAGHETTI AL PESTO PESANTE

ingredienti per 4 persone

impasto
  • 200 g di farina OO + 150 g di farina di grano duro
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 2 cucchiai di vino bianco
  • acqua calda qb
  • i pizzico di sale
condimento
  • 1 porro
  • 3 manciate di basilico
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 fetta di caprino
  • 30 g di mandorle salate
  • semi di coriandolo
  • noce moscata

preparazione

Su una spianatoia setacciate la farina. Al centro fatevi lo spazio necessario per mettere le uova, il sale, l’olio e il vino. Iniziate a mescolare gli ingredienti dal centro aiutandovi con una forchetta (come se doveste sbattere le uova per una frittata :-)) incorporando mano a mano la farina facendola precipitare nella vostra pozzanghera sulfurea dai lati verso il centro del vostro cratere. Abbandonate pure la forchetta quando la resistenza dell’ impasto sarà tale da necessitare di forza bruta. A questo punto aggiungete poco alla volta dell’acqua calda tanto da permettervi di “mungere” la vostra palla. Vi raccomando di metterne davvero poca per volta e di attendere sempre di averla impastata all over o vi ritroverete con un ammasso appicicaticcio che nessuna aggiunta a discarica di farina potrà riesumare.

Appena iniziate a valutare che l’indolenzimento delle vostre braccia potrebbe farvi risparmiare i soldi spesi in palestra, l’elasticità della pasta dovrebbe essere giusta.

Lasciate riposare la palla avvolta in un canovaccio per una decina di minuti.

Siete pronti e riposati a sufficienza per stendere con un matterello e con la pazienza propria di almeno due persone insieme la vostra amata fino ad uno spessore di un paio di mm.

Ora il riposo vero: una ventina di minuti possono bastare.

E’ il momento di tagliare il vostro lenzuolo in quattro. Ripiegate ciascun fazzoletto su sé stesso (sempre nella stessa direzione e senza premere!) in modo tale da avere un lato di meno di 10 cm di lunghezza da poter tagliare con il vostro coltellaccio affilatissimo così  come tagliereste a rondelle una carota. Decidete voi lo spessore dei vostri spaghetti. Apriteli e lasciateli riposare su di un vassoio infarinato.

Mentre portate a bollore una graaande pentola d’acqua, preparate il vostro pesto.

In una padella con un po’ di olio soffriggete leggermente il porro tagliato a rondelle, flambate con del whiskey (attenti alle ciglia) e regolatevi col nervo olfattivo per decidere quando l’alcool è evaporato. Indi con un frullatore (dopo avervi fatto impastare non pretendo utilizziate il mortaio) emulsionate grossolanamente 3/4 dei porri, il basilico, il formaggio a pezzetti, le mandorle, l’aglio, qualche semino di coriandolo, con un pò di olio e di acqua di cottura della pasta.

Lessate leggermente la pasta in acqua salata e, scolandola, conservate una tazza di acqua di cottura. In una padella gigante, sul fuoco, mettete qualche cucchiaio di pesto e buttatevi sopra la pasta, una spolverata leggerissima di noce moscata e il restante pesto. Fate saltare gli spaghetti, aggiungendo magari un po’ di acqua di cottura per far meglio imbibire la pasta. Non regalate paure per il grado di cottura perché avrete lessato in precedenza la pasta per un paio di minuti appena.

E non accocolatevi nella pseudospiegazione scientifica riguardo all’omeotermia: il formaggio e le mandorle ci vendono una quota in grassi tale da saturare in maniera più che ottimale l’ umettamento richiesto da ciascuna papilla gustativa senza ricorrere a più di 2 cucchiaini di olio.

Dopo aver raccomandato in tempi di carestia le pecore al lupo, auguro buon Natale ai più e felice Yule agli altri!

 

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