Archivi del mese: dicembre 2010

Parto o lo perdo

No, il tempo per scrivere non ce l’ho. Un paio di ore dalla partenza e neanche un accenno di valigia. Ma per mangiare sono in grado di piegare anche lo spaziotempo, se necessario. Tutta questa determinazione è senz’altro da imputare alle riserve di serotonina, la cui produzione mi è personalmente garantita, in maggior misura, dalle cellule enterocromaffini del mio intestino. Sì, il mio è un vero e proprio cervello addominale.

E dopo tutti questi sforzi per mangiare, anche se SOLAMENTE un “handfood”, il minino che mi è imposto è di condividerlo con voi.

Ed eccovi la ricetta vola al vento(sciuè sciuè, nel mio vocabolario) dei

PANINI FRET A’ PARTIR

Scavate una freschissima baguette privandola solo al centro della mollica (è una ricetta per gente che va di fretta; vi aspettavate mica le indicazioni per fare il pane?).

Spalmare una bella salsina di radicchio (prima passato in padella con cipolla e olio, poi sfumato con moscato e lasciato cuocere un quarto d’ora con un pò di latte) sul lato di una fetta. Spiaccicatevi poi del salame ungherese, del pecorino a media stagionatura, zucchine grigliate, cipolle di tropea stufate e del tabasco.

I Tarocchi stamane sono relegati ad un angolino della scrivania, intervallati da biglietti e biancheria intima che ne alterano l’ordine cosmico. Perciò, senza soffermarvi su interrogativi riguardanti il motivo di presenza di questi ingredienti nel vostro frigo, sedetevi sulla valigia per riuscire a chiuderla aiutati dal vostro peso e intascate il panino avvolgendolo con della carta impermeabile fermata da un elastico.

Neanche se mi regalaste un viaggio (va bene, non ne sono certa; potete provare) mi soffermerei a pennellarvi un ritratto di quel bel panino fratello sulla destra.  Ovviamente è una strategia, anche abbastanza bassa, per persuadervi a seguirmi.

Mento.

Per non perdere l’aereo

malamente

vi abbandono.


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dipartita d’inizio

Privilegio concesso dall’ impiattare un blog a pochi giorni da Natale è quello di avere una scusa universalmente giustificata per atteggiarsi a vipblogger impegnato. Vi sto dicendo che tolgo le tende dalla mia postazione di stecchi e sterco per qualche giorno e carico il mio ciuco alla volta di Londra.

Riponete in rapido modo, nel cassetto delle realtà parallele, l’istantanea della Padellina che festeggia il Natale in Covent Garden sorseggiando champagne. Preferisco i brut italiani e le cene in famiglia.

Passando alle nostre adorate tecniche divinatorie, vi illustro il tracciato che ha scarabocchiato il mio pendolo oggi.

Il percorso narrativo della pietanza ha trovato i suoi ingredienti di incipit nel Sole che rifletteva sui tetti pisani innevati.  Appesantito dalla bianca violenza, il bouquet selvaggio nei vasi della vicina mi ha bisbigliato, in una nuvoletta di fumo degna del Brucaliffo, dei limitrofi terrazzi liguri  soffocati di basilico. Pochi oli essenziali quanto quello che si eterizza dal pesto hanno l’abilità di inscenarmi l’estate sul palato.  Pur essendo una nostalgica castellana, non rinuncerei per nulla  in questo aspetto dimensionale ad onorare la ciclicità delle stagioni.

Il fabbisogno energetico d’inverno aumenta a causa del dispendio omeostatico che noi bestioni a sangue caldo operiamo.

Hardcore calorico, quindi, che mette a tecere il solito tronfio atteggiamento  regale della carta della freschezza (metileugenolo acchetati!) tra i miei tarocchingredienti.

Sono solita apportare la sopracitata sacralità alle stagioni fredde (guardaCASO)  con zuppe e minestre particolarmente abbondanti in tuberi.

Scelto il porro, il patteggiamento si è concluso:

SPAGHETTI AL PESTO PESANTE

ingredienti per 4 persone

impasto
  • 200 g di farina OO + 150 g di farina di grano duro
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 2 cucchiai di vino bianco
  • acqua calda qb
  • i pizzico di sale
condimento
  • 1 porro
  • 3 manciate di basilico
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 fetta di caprino
  • 30 g di mandorle salate
  • semi di coriandolo
  • noce moscata

preparazione

Su una spianatoia setacciate la farina. Al centro fatevi lo spazio necessario per mettere le uova, il sale, l’olio e il vino. Iniziate a mescolare gli ingredienti dal centro aiutandovi con una forchetta (come se doveste sbattere le uova per una frittata :-)) incorporando mano a mano la farina facendola precipitare nella vostra pozzanghera sulfurea dai lati verso il centro del vostro cratere. Abbandonate pure la forchetta quando la resistenza dell’ impasto sarà tale da necessitare di forza bruta. A questo punto aggiungete poco alla volta dell’acqua calda tanto da permettervi di “mungere” la vostra palla. Vi raccomando di metterne davvero poca per volta e di attendere sempre di averla impastata all over o vi ritroverete con un ammasso appicicaticcio che nessuna aggiunta a discarica di farina potrà riesumare.

Appena iniziate a valutare che l’indolenzimento delle vostre braccia potrebbe farvi risparmiare i soldi spesi in palestra, l’elasticità della pasta dovrebbe essere giusta.

Lasciate riposare la palla avvolta in un canovaccio per una decina di minuti.

Siete pronti e riposati a sufficienza per stendere con un matterello e con la pazienza propria di almeno due persone insieme la vostra amata fino ad uno spessore di un paio di mm.

Ora il riposo vero: una ventina di minuti possono bastare.

E’ il momento di tagliare il vostro lenzuolo in quattro. Ripiegate ciascun fazzoletto su sé stesso (sempre nella stessa direzione e senza premere!) in modo tale da avere un lato di meno di 10 cm di lunghezza da poter tagliare con il vostro coltellaccio affilatissimo così  come tagliereste a rondelle una carota. Decidete voi lo spessore dei vostri spaghetti. Apriteli e lasciateli riposare su di un vassoio infarinato.

Mentre portate a bollore una graaande pentola d’acqua, preparate il vostro pesto.

In una padella con un po’ di olio soffriggete leggermente il porro tagliato a rondelle, flambate con del whiskey (attenti alle ciglia) e regolatevi col nervo olfattivo per decidere quando l’alcool è evaporato. Indi con un frullatore (dopo avervi fatto impastare non pretendo utilizziate il mortaio) emulsionate grossolanamente 3/4 dei porri, il basilico, il formaggio a pezzetti, le mandorle, l’aglio, qualche semino di coriandolo, con un pò di olio e di acqua di cottura della pasta.

Lessate leggermente la pasta in acqua salata e, scolandola, conservate una tazza di acqua di cottura. In una padella gigante, sul fuoco, mettete qualche cucchiaio di pesto e buttatevi sopra la pasta, una spolverata leggerissima di noce moscata e il restante pesto. Fate saltare gli spaghetti, aggiungendo magari un po’ di acqua di cottura per far meglio imbibire la pasta. Non regalate paure per il grado di cottura perché avrete lessato in precedenza la pasta per un paio di minuti appena.

E non accocolatevi nella pseudospiegazione scientifica riguardo all’omeotermia: il formaggio e le mandorle ci vendono una quota in grassi tale da saturare in maniera più che ottimale l’ umettamento richiesto da ciascuna papilla gustativa senza ricorrere a più di 2 cucchiaini di olio.

Dopo aver raccomandato in tempi di carestia le pecore al lupo, auguro buon Natale ai più e felice Yule agli altri!

 


Di neve e di nuovo

In overdose di “Panuozzo”, mi trovo in piena difficoltà comunicativa.  Coloro i quali hanno speso qualche attimo di vita a Pisa potranno ben comprendere quanto la dispnea da fardello addominale incida sulle capacità di articolazione di pensiero.  Siano clementi, dunque, signori su un prologo di blog quanto mai astenico. Ma vi avviso: è pur sempre un foodblog. Giusto per minacciarvi riguardo alla possibilità di reiterazione, da parte mia,  dei misfatti da affaticamento digestivo.

I più, i meno o semplicemente qualcuno avrà adoperato connessione diretta con Calvino e il Suo “Castello di Destini Incrociati”.

Va bene, posso palesemente

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dire che me lo sono augurata. Che aveste fatto il link, ecco.

Sgrammaticature, le precedenti, che nella mia testa da svogliata beona di birra blanche (col Panuozzo, concedetemelo!) mi dovrebbero servire ad evitare noiose presentazioni e gratuite disquisizioni su Tarocchi,  Sincronicità eccetera eccetera.

Stasera mi va dirvi solamente…RANDOM!oppure a casaccio, fate voi.

Per il momento vi basti prendere questo blog come un generatore casuale di sapori, stile slotmachine.

Non lasciatevi, però, cogliere alla sprovvista dal prezzemolo antitetico della causalità.

Anche perché…vi sembra un caso che proprio sotto Natale io abbia sfornato i miei Sfigatini?

SFIGATINI DI NATALE

ingredienti per circa 50 biscotti

  • 420 g di farina OO
  • 250 g di burro
  • 120 g di zucchero biondo di canna (qualità demerara) + 50 g di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di Maple Syrup (sciroppo d’acero)
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata in polvere
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 150 g di cioccolato bianco
  • 150 g di cioccolato fondente
  • 1 cucchiaio di panna fresca liquida
  • 2 cucchiai di latte fresco intero

Preparazione

Montare lo zucchero con le uova, lo sciroppo, il miele, le spezie ed il bicarbonato. Prestare bene attenzione che le uova non siano troppo fredde o non avrete che un esperimento di fisica meccanica mal riuscito. Anche se per una frolla non si presenta l’esigenza reale di un agente lievitante (come per una pasta margherita o pan di spagna o similsorellame alveolato), l’uovo a temperature inferiori ai 12 gradi e di molto superiori a questa non è in grado di incorporare aria. In questo caso una simile inosservanza non inciderà sulla riuscita effettiva del vostro pasticcio ma vi allontanerà da quelle belle e friabili briciole da copertina.

Dopo aver “frustato” per 5 minuti almeno, aggiungere il burro morbido seguito dalla farina.

L’impasto sarà tanto morbido da sembrarvi impossibile da lavorare ma non abbandonatevi all’isteria digitale e ficcate la vostra palla in frigo, avvolta da pellicola, per almeno un’ora.

Prima di porre rimedio al prurito che provate sui palmi delle mani da quando avete iniziato la vostra campagna “più buoni con i biscotti del signor Natale”, nell’attesa di adoperare le vostre splendide formine acquistate all’iper, riducete la vostra frigida palla ad un lenzuolo di meno di 5 mm di spessore, a colpi di matterello. O nella maniera che vi pare, insomma.

Infornate su lastra foderata di carta forno per 15 min a 170°C .

Una volta raffreddati divertitevi con la saccaposche a fare quante e più schifezze di me, sciogliendo prima il cioccolato con panna e latte.

Un accorgimento sempiternamente valido per il cioccolato: mai superare i 50°C per non rischiare di modificarne irrimediabilmente le qualità organolettiche.

Quest’ultima nerdata me la potevo risparmiare ma, guarda CASO, non l’ho fatto!

Inciso a piè pagina: la chimera la cui lettura state affrontando è alchimia 
( pretestuosa! )tra gli ugelli della mia cucina a gas e la lente della mia
 macchinetta fotografica (lungi dal rassomigliare ad una reflex)
Va bene, riassumo: Blog di cucina con fotografia

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